Feb 14 2018

Italiani brava gente ?

Pubblicato da at 20:06 archiviato in Argomenti vari,Società

La storia è memoria. Gli italiani da sempre hanno bisticciato con la possibilità di una coscienza nazionale come appartenenza ad una memoria collettiva. Il ricordo degli eventi storici si sono gradualmente ridotti limitandosi al 2 giugno, anniversario della repubblica e al 25 aprile, la liberazione dal fascismo, sentita e vissuta solo nel 1946 come punto di riferimento nazionale. Tutto è stato risucchiato progressivamente in storie individuali, con aggiustamenti, dimenticanze, manipolazioni per sollecitare emozioni popolari e costruire emozioni immaginarie e false più che in una storica ricostruzione del tempo vissuto.  Il revisionismo attuale non si confronta con la ricerca storiografica, ma si limita all’assecondamento di scelte politiche che poggiano sulla disinformazione mediatica e la storia fiction, da prospettare al paese dei mentalmente pigri, che non si vogliono affaticare per sapere. In questo stato di ipnosi collettiva la memoria storica non risponde all’attenzione storiografica, ma alla ricostruzione indotta da interessi politici del momento. Si potrebbe definire questo percorso una semplificazione narrativa e comunicativa  che volutamente si adegua ad una superficialità di massa incline al racconto romanzato e poco propensa al giudizio critico  La televisione spazzatura  e di regime degli anni  90 ha attualizzato la memoria e drammaticamente equiparato moralmente esperienze politiche storicamente opposte , un metodo invasivo che ha radicalizzato l’opinione che tutti i politici fossero corrotti   e che non ci fosse alcuna diversità sostanziale tra gli eletti , non protagonisti  della democrazia rappresentativa ma  giullari  prescelti per personalizzare la tele-politica .
 Italiani brava gente? Un mito da sfatare egl i storici non hanno alcun dubbio nel merito, certo i libri scolastici hanno oscurato fatti, eventi passati e recenti. La nostra storia rimuove i crimini di guerra commessi dalle truppe italiane nelle ex colonie dell’Africa e nei territori europei. Scrive lo storico David Bidussa “Io credo che nella cultura degli italiani manchi il concetto di responsabilità. Tutti gli episodi spiacevoli che ci riguardano non sono sentiti come responsabilità collettiva, e il malcostume vuole che vengano scaricati sulla classe politica o su un capro espiatorio di turno. Quello del buon italiano è un mito che a mio avviso nasce per due motivi. Primo perché le tragedie che nella nostra storia ci hanno travolto non sono sentite come effetto di una nostra partecipazione. Secondo, siamo noi stessi a raccontarci che siamo tanto bravi. Gira il mito che gli italiani sono tolleranti e aperti con gli stranieri. Un mito, appunto. Insomma, è l’effetto per cui i cattivi stanno sempre dall’ altra parte. Quella dell’italiano brava gente è un’autoimmagine, un concetto creato da noi stessi”.  È estremamente comodo vedere negli altri, negli extracomunitari tutte le possibili colpe, le madri italiane non partoriscono mai ladri, stupratori, assassini, spacciatori. Scaricare la colpa dell’attuale rovina del nostro paese solo agli ultimi arrivati dimostra l’assenza di una identità collettiva. Questo mito trasversale non ha appartenenza politica o di partito è semplicemente autoreferenziale, non meravigliamoci del razzismo  e del neofascismo non abbiamo fatto i conti con la nostra memoria storica.
 In ogni caso l’integrazione costa mentalmente e finanziariamente , il populismo e l’intolleranza no.

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