Feb 14 2018

Italiani brava gente ?

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La storia è memoria. Gli italiani da sempre hanno bisticciato con la possibilità di una coscienza nazionale come appartenenza ad una memoria collettiva. Il ricordo degli eventi storici si sono gradualmente ridotti limitandosi al 2 giugno, anniversario della repubblica e al 25 aprile, la liberazione dal fascismo, sentita e vissuta solo nel 1946 come punto di riferimento nazionale. Tutto è stato risucchiato progressivamente in storie individuali, con aggiustamenti, dimenticanze, manipolazioni per sollecitare emozioni popolari e costruire emozioni immaginarie e false più che in una storica ricostruzione del tempo vissuto.  Il revisionismo attuale non si confronta con la ricerca storiografica, ma si limita all’assecondamento di scelte politiche che poggiano sulla disinformazione mediatica e la storia fiction, da prospettare al paese dei mentalmente pigri, che non si vogliono affaticare per sapere. In questo stato di ipnosi collettiva la memoria storica non risponde all’attenzione storiografica, ma alla ricostruzione indotta da interessi politici del momento. Si potrebbe definire questo percorso una semplificazione narrativa e comunicativa  che volutamente si adegua ad una superficialità di massa incline al racconto romanzato e poco propensa al giudizio critico  La televisione spazzatura  e di regime degli anni  90 ha attualizzato la memoria e drammaticamente equiparato moralmente esperienze politiche storicamente opposte , un metodo invasivo che ha radicalizzato l’opinione che tutti i politici fossero corrotti   e che non ci fosse alcuna diversità sostanziale tra gli eletti , non protagonisti  della democrazia rappresentativa ma  giullari  prescelti per personalizzare la tele-politica .
 Italiani brava gente? Un mito da sfatare egl i storici non hanno alcun dubbio nel merito, certo i libri scolastici hanno oscurato fatti, eventi passati e recenti. La nostra storia rimuove i crimini di guerra commessi dalle truppe italiane nelle ex colonie dell’Africa e nei territori europei. Scrive lo storico David Bidussa “Io credo che nella cultura degli italiani manchi il concetto di responsabilità. Tutti gli episodi spiacevoli che ci riguardano non sono sentiti come responsabilità collettiva, e il malcostume vuole che vengano scaricati sulla classe politica o su un capro espiatorio di turno. Quello del buon italiano è un mito che a mio avviso nasce per due motivi. Primo perché le tragedie che nella nostra storia ci hanno travolto non sono sentite come effetto di una nostra partecipazione. Secondo, siamo noi stessi a raccontarci che siamo tanto bravi. Gira il mito che gli italiani sono tolleranti e aperti con gli stranieri. Un mito, appunto. Insomma, è l’effetto per cui i cattivi stanno sempre dall’ altra parte. Quella dell’italiano brava gente è un’autoimmagine, un concetto creato da noi stessi”.  È estremamente comodo vedere negli altri, negli extracomunitari tutte le possibili colpe, le madri italiane non partoriscono mai ladri, stupratori, assassini, spacciatori. Scaricare la colpa dell’attuale rovina del nostro paese solo agli ultimi arrivati dimostra l’assenza di una identità collettiva. Questo mito trasversale non ha appartenenza politica o di partito è semplicemente autoreferenziale, non meravigliamoci del razzismo  e del neofascismo non abbiamo fatto i conti con la nostra memoria storica.
 In ogni caso l’integrazione costa mentalmente e finanziariamente , il populismo e l’intolleranza no.

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Gen 28 2018

Una bufala : “Gli eroi di oggi”

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Nei vocabolari di lingua italiana   si definisce eroe chi, in imprese guerresche o di altro genere, dà prova di grande valore e coraggio affrontando gravi pericoli e compiendo azioni straordinarie o anche chi dà prova di grande abnegazione e di spirito di sacrificio per un nobile ideale. In questa definizione linguisticamente esplicita ed essenziale per una comprensione collettiva non si intravede quella estensione invasiva che nello scenario attuale assume il significato della parola eroe.  Rimane incomprensibile che nell’ambito di uno scenario pubblico, dominato in primis dalla schiera degli analfabeti, degli incompetenti, degli opportunisti, dei così detti politici, demenzialmente valutati populisticamente nel complesso ladri o indagati, si possa in qualche modo definire qualcuno eroe. Nell’attuale contesto in assenza del pensiero critico e del confronto dialettico come è possibile salire in quel mondo degli dei dove, secondo gli antichi, si poteva ascendere solo compiendo azioni straordinarie? Se è curiosamente comprensibile che Nicole Appleton, cantante delle All Saints  ha lanciato l’applicazione interamente dedicata ai pets “PetScene” per mettere in contatto tramite i loro padroni, gli animali ,non è altrettanto ….democratico e  scontato che gli innovativi sindaci stellati informino i cittadini tramite web e  network, dimenticando i luoghi deputati alla partecipazione attiva.  La quotidianità si può raccontare in modi diversi , ma certo che il potere dell’immagine scritta o visiva  ha travisato la chiave di lettura di fatti e persone. Ogni evento viene traslato ed affogato in  una miriade di personali, spesso del tutto gratuiti, giudizi  e in molti casi  i soggetti che eseguono il loro dovere  nel rispetto della loro scelta di vita  diventino gli eroi dell’oggi.  Esistono anche altri opposti estremi dove è sufficiente sparare alle spalle di un ladro di polli per essere idolatrati, con doppio premio se lo “sparato” è un extracomunitario.
“Guardi che lei si è salvato forse dal mare ma io la porto… veramente molto male… le faccio passare un’anima di guai. Vada a bordo, cazzo! “Nulla da eccepire sulla assoluta professionalità del comandante De Falco che in un frangente drammatico evidenzia tutte le capacità di comando a cui è stato preparato e ricorda ad un negligente comandante,   capace di abbandonare tra i primi la nave pur sapendo che sulla Costa Concordia c’erano ancora molti passeggeri in pericolo, quale fosse il suo dovere; perché De Falco viene giudicato semidivino sui network?  Si potrebbe pensare che nel vuoto culturale attuale e senza riferimenti si trovi rifugio nei personaggi che appaiono come immagini di cronaca dimenticando che esistono una infinità di soggetti che quotidianamente mettono a rischio se stessi per gli altri senza alcuna notorietà e tanto meno onorificenze, ma per senso del dovere   che non ha nulla a che vedere con la ritualità dell’obbedienza, lontana da ogni scelta consapevole.
La vita, la sventura, l’isolamento, l’abbandono, la povertà, sono campi di battaglia che hanno i loro eroi, eroi oscuri a volte più grandi degli eroi illustri. (Victor Hugo)

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Dic 18 2017

L’incubo del Rancore

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Da qualche tempo mi chiedo: che cosa succede quando l’io si accorge del noi, degli altri. Si amalgama all’insieme come l’uno di tanti oppure tende ad auto corrodersi. Una possibile risposta è proprio quella di pensare che il culto smodato del singolo, paradigmatico nel mutare dei tempi, provochi la domanda: perché lui e non io? La democrazia stessa, vissuta come insieme indotto e non come ragione acquisita, moltiplica la competizione prima come stimolo traboccante al singolo e in seguito come possibile conflittualità   sociale. Nel chiudere il 2015 ponevo una riflessione sulla Politica del Rancore nel timore che potesse divenire il luogo comune del fare politica. Nulla è mutato anzi è sostanzialmente peggiorato Per questo ripropongo quella riflessione che sempre più straripa nel presente.
 “Se è legittimo puntare il dito verso il Sistema e i suoi sacerdoti, è altrettanto doveroso piantarla con l’onda di incazzatura generalizzata che ha internet per megafono. Sui blog e sui siti dei quotidiani la massa si sfoga con una carica di sicumera finto-rivoluzionaria e si masturba di chiacchiere per sentirsi viva. Il tutto, naturalmente, dietro a un comodo nickname, in modo che il capufficio non ci riconosca, che Giulia non sappia che dico le parolacce, che mamma non veda. Onanisti e pure vigliacchi, dunque parolai e inerti.”   (da Simone Perotti).
 Un’ipocrisia dominante, il vero   sottopelle della cultura socio-politica italiana che non si perde nel trascorrere del tempo, ma rimane radicata nell’insieme delle diversità territoriali.  I carnevali passano, ma certe maschere restano come unica immagine di riferimento.  Paese senza identità che sembra solo accarezzare quel generico, formale e impersonale termine di italianità, che nulla dice se non   sottolineare l’assenza di una reale coscienza civica e partecipativa comune. Pura convenzionalità linguistica dunque e non altro. Uno Stato incompiuto che, declinato costituzionalmente quel principio di laicità in diversi articoli, disattende tra l’altro nelle supposte eguaglianze tra le diverse confessioni religiose; la disparità rimane. Bisogna rispettare i nostri valori, gli altri si devono adeguare alla nostra cultura. Quale? Nella filosofia dell’arrangiarsi con la complicità di amici degli amici? Nell’abbeverarsi in luculliani banchetti? Nel rispettare tutti i peccati dell’insegnamento cristiano mantenendo solo la sacralità del crocefisso in luoghi pubblici ? Dalle Alpi alla Sicilia null’altro accumuna se non la mediocrità stellare e leghista un paese disconnesso nel bene e nel male e che dalla storia vissuta non impara, ma si limita a ricordare. Per principio esiste sempre un tempo migliore dell’attuale.
La dialettica dell’inutile si concentra sul gossip di squallida fattura , sulle bufale demenziali  dei network , con la volontà di illuminare Matteo Renzi –Armageddon come il luogo del flagello finale , il culmine degli eventi catastrofici . La spettacolarizzazione di un falso populismo democratico si identifica in un diffuso e caotico risentimento, che comporta una disuguaglianza negativa: se devo scegliere tra un guadagno per me e una perdita per il mio avversario, preferisco la perdita dell’avversario, anche se questo significa una perdita per me. Noi tutti scontiamo una vera e propria cultura del risentimento, in cui mediocri individui dissipano grandi energie nel rincorrere mete irraggiungibili, con la conseguenza di accumulare frustrazione e rancore, mentre le istituzioni democratiche si dimostrano spesso incapaci di uscire da logiche meccaniche imposte dalla crescente complessità sociale per sanare questo rancore. Ipotizzare che sia la democrazia stessa a provocare il risentimento, non è azzardato, la democrazia occidentale fondata sul culto dell’individuo lo stimolerebbe attraverso la competizione. E’ vero che rispetto al passato la nostra società sembrerebbe avere una maggiore capacità di reggere elevate dosi di competizione, ma ugualmente si paga un prezzo.  Platealmente visibile in un dibattito che non è progettuale e civicamente propositivo, ma sempre correntizio, piccoli orticelli del tutto inutili, inventati da soggetti in cerca di immagine o di un presupposto potere per essere in qualche modo alternativi. Se si riuscisse a capire su quali basi e formulazioni qualcuno si possa definire più a sinistra di un altro sarebbe un risultato. Paragoni improponibili, ambiti storici anacronistici nulla giovano a fornire quella identità di partecipazione attiva che tutti dicono di perseguire. In questo autentico baillamme parlare ancora di bipolarismo, destra  e sinistra,   è solo un’esercitazione verbale puramente nostalgica , perché oggi siamo difronte ad un tripolarismo dove  5 Stelle  nella sua assoluta vacuità di competenza e goliardica dialettica  si incarna nella maggioranza degli ignavi   e di quanti hanno sviluppato il rancore per qualcosa che mai avrebbero meritato, ma che come imput del risentimento è devastante  La politica della rappresentanza in profonda  crisi, la chiesa cattolica altrettanto non esprime più un modello di riferimento , allora in questo marasma  gli stellati guazzano e il riformismo democratico progressista rimane generico e ancora poco convincente. Non chiudiamoci nel presente, ma costruiamo il futuro con il consenso di chi rifiuta la politica come mestiere, rifugge dai cosiddetti quadri dirigenti, e da sterili organismi che scimmiottano solo il passato.
 “Adda  passà ‘a nuttata “diceva  Eduardo De Filippo, non era una soluzione , ma il segno di un profondo malessere.

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Nov 24 2017

Autocritica

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Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno.” (Antonio Gramsci)
La coscienza critica nella cultura riformista di sinistra ha sempre indicato sia la capacità nell’operato individuale che in quello collettivo di organizzazione di partito e contestualmente cogliere le insufficienze per saperle correggere come prospettiva progettuale di una collettività. Domina attualmente una miopia diffusa in una presupposta sinistra, trincerata in posizioni indifendibili, che si arrocca nella difesa della singolarità privilegiata piuttosto che aprirsi alla intenzione del cambiamento.  Per non irrigidirsi in una vacua posizione di   difesa dei privilegi acquisiti si dovrebbe solo chiedere, per capire le diversità e non limitarsi ad accusare che indica la prevalenza dell’individualismo e il fallimento dell’ideale di eguaglianza.
Non si può certo credere che la miriade di scissioni della sinistra nel corso degli anni si possa nobilmente attribuire alla libertà di pensiero.  I duplicanti sono un quadro puntuale dello scenario politico inteso nel suo complesso di sistema e sottosistema di potere. Una riflessione immediata emerge, che potrebbe sembrare un paradosso, nel ritenere che il processo di democratizzazione, per definizione è un processo espansivo, si è disfatto in forme partecipative modellate e duplicate    come sottosistemi dei partiti e non solo, ma come gli stessi partiti si allarghino nella partecipazione organizzata . Una riduzione quantitativa dunque della politica, una politica che tende ad assicurarsi solo le leve di potere più che elaborare una democrazia della qualità. Il nodo da sciogliere si manifesta in questi termini e Enrico Berlinguer , a parole idolatrato  dai sinistri in libera uscita come  la memoria storica   di altri tempi, affermava  con estrema chiarezza nel sottolineare  che le contraddizioni strutturali esistenti nel nostro sistema aprono una questione morale  Contraddizioni che emergono nella stessa formazione del ceto politico nel suo complesso , che in tutte le sue proliferazioni ha ampliato una molteplicità di soggetti che vivono di politica , nel senso più ampio della parola, e non per la politica . Non esiste settore della società civile che non sia invaso da rappresentanti dei partiti in una logica di spartizione che tende più che a garantire la rappresentanza, garantisce la perpetuazione di un ceto. L’espansione delle forme rappresentative nella ricerca di un proprio ruolo specifico perdono in capacità contrattuale permettono ai partiti di occupare interessi organizzati non  di appartenenza , ma di soddisfazione di interessi individuali. Sempre Enrico Berlinguer osservava che se è vero che le forze politiche hanno rifondato la democrazia in Italia è altrettanto vero che il cittadino gradualmente viene espropriato dai diritti personali quando i partiti diventano forze invasive della società civile. La questione morale si colloca nell’esigenza che la politica recuperi la democrazia della qualità: Dunque restringere gli spazi del ceto politico ed espansione delle presenze politiche più dirette e immediate che partano dall’esigenze, dai bisogni, dai valori della pluralità dei soggetti cittadini. Una sinistra nel suo insieme che si è omologata alla grammatica rituale degli interessi personali non esce dal cul di sacco di insensati antagonismi di parole vuote, regala l’Italia ad incompetenti ed incapaci o ancora peggio a movimenti razzisti, antidemocratici, che si devono definire fascisti

 

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Ott 23 2017

Troppe le parole in libera uscita

Lo spontaneismo critico, spesso becero e volgare solo sulla figura di un possibile leader dimostra commenti e valutazioni banali, false, gratuite che nell’ambito dei social network diventano l’input per interventi senza alcuna qualità. Se provassimo a riflettere e a discutere che la personalità competente e culturalmente adeguata dei cittadini sarebbe l’unico concorso positivo e pieno per il funzionamento del sistema? La doppia morale autoreferenziale produce ipocrisia e menzogna rispondendo perfettamente al detto popolare: si predica bene, ma si razzola che peggio non si può. Quello che in troppi pensano essere le loro virtù non sono altro che i loro vizi travestiti che i pari per indegnità qualificano con un mi piace. Indubbiamente le incertezze a tutti i livelli galoppano e prolificano nell’insieme del disfattismo collettivo, ma è altrettanto vero che la democrazia perde quel valore per cui era nata come garanzia dei diritti e rispetto dei doveri. Certo  che la sinistra storicamente identificata nel ruolo di tutela sociale al momento attuale  non vede i problemi di crisi e si intorcina   in beghe condominiali. Se molti slavi rimpiangono la vecchia Jugoslavia dopo aver sofferto una spaventosa guerra nazionalista, in Italia i cosiddetti populisti in troppi sono nostalgici della dittatura fascista. La delegittimazione del presente come diffusa inconsapevolezza del possibile e dovuto progresso si insabbia in refusi nostalgici. La politica invecchia nella classe dominante con l’appoggio disfattista delle possibili classi emergenti. Paul Watzlawich scrive che quando l’unico strumento che si riconosce è il martello, ogni problema viene visto come chiodo. Continuare a scrivere per non dimenticare da Aprite questa porta 2013“Il 18 novembre 1978, 912 persone, seguaci della congregazione religiosa del «Tempio del Popolo», si suicidarono in massa nella loro comune di Jonestown, nella giungla della Guyana, bevendo un cocktail al cianuro, secondo gli ordini del loro capo, il reverendo Jim Jones.  Jones non era uno dei soliti squilibrati emarginati dalla società che si rifugia nella religione: Jones era un uomo stimato, che propugnava una sorta di socialismo apostolico convinto che la Chiesa, il governo e la Cia volessero distruggerli, salì sull’altare e ordinò ai fedeli «il supremo sacrificio per la religione e il comunismo» e per «difendersi dall’imminente invasione delle forze del Male». Centinaia di persone bevvero un cocktail al cianuro, facendo la fila davanti a un enorme bidone pieno di cianuro. Jones aspettò che tutti esalassero il loro ultimo respiro e si sparò un colpo di pistola alla tempia: attorno a lui rimasero i cadaveri di 911 persone, il più grande suicidio di massa nella storia. (Dalla Stampa del 18.11.08) “
A PD-landia si costruiscono le condizioni per qualcosa di ancora più devastante  quando,  nel timore che i grillini sparlanti possano in qualche modo  sparigliare ulteriormente l’inesistenza di un partito che non c’è, si organizza “la sagra del tutti contro tutti “. E’ plausibile  che la liquefazione del PD non sia stata casuale e tanto meno determinata dall’effetto serra, ma cervelloticamente programmata dagli inamovibili voltagabbana e stanziali del partito. Andavano rottamati e non lo sono stati; andavano messi alla gogna e sono stati eletti in parlamento; andavano sputtanati e sono stati santificati e allora? Una sinistra dal linguaggio obsoleto, divisa, disattenta al mondo giovanile, inefficace nei confronti delle  oligarchie finanziarie, limitata ad annoverare le disuguaglianze e non a risolverle è destinata a non avere futuro.

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Set 28 2017

Livorno : una tragedia in Toscana

Il pettegolezzo di basso profilo in una società senza qualità coinvolge molti a cui il silenzio sarebbe opportuno. Insulse  dissertazioni, bufale  che oltre che gratificare  l’assoluta mediocrità della attuale classe dirigente politica, confermano una demenzialità diffusa . Lo sproloquio di massa si è affermato come visibilità collettiva nei social network e se per anni abbiamo avuto milioni di allenatori della nazionale di calcio, che in qualche modo rappresentano il folclorismo intellettuale italico, oggi siamo costretti a leggere ovunque e ad ascoltare in televisione la sagra della gratuita incompetenza. Se tutto si limitasse a circoscritti orticelli   di partito sarebbe anche possibile passare oltre, ma quando questo non avviene neanche per eventi e tragedie collettive la reazione diventa necessaria .  Molti di noi oggi stagionati e cresciuti negli anni ’50 abbiamo vissuto la notte tra il 9 e 10 di settembre a Livorno in semiveglia perché quel nubifragio che si abbatteva sulla nostra città non era normale pioggia . E’ vero che quelli con i capelli bianchi dormono poco, ma hanno anche un difetto che per esperienza e per consolidata prudenza di vita hanno imparato a prestare attenzione  .
 Ignorare che allerta in lingua italiana indica il grido in uso delle sentinelle per essere sveglie in condizione di particolare vigilanza e nel linguaggio corrente allude ad una segnalazione di possibile pericolo, preoccupa.  Esiste una differenza tra livelli di criticità ordinaria e di allerta che si traduce a livello climatologico da un’informazione tecnico-scientifica ad una informazione immediata per un tessuto territoriale.  I colori “ giallo” , “arancione “e “rosso “  indicano uno scenario previsto e possibile in crescendo da allagamenti locali  a inondazioni di maggiore estensione. Sulla base delle allerte le
autorità competenti individueranno, a ciascun livello territoriale, la fase operativa più adeguata per affrontare la situazione . Ai sensi dell’art. 12 della legge n.265/1999 il sindaco provvede agli interventi immediati nella qualità di organo della protezione civile. Sono state infatti trasferite al sindaco le competenza del Prefetto in materia di informazione della popolazione su situazioni di pericolo per calamità naturali. Non solo , un sindaco deve avere anche  la pronta di reperibilità  , come   è indicato  , nella L.225/92, art. 15  per l’eventuale ricezione di comunicazioni di allerta urgenti , o improvvise . In caso di assenza od impedimento del sindaco il potere è esercitato dal vicesindaco, come stabilito dall’art. 53, c.2 del T.U.
Una tragedia che provoca vittime non può diventare  diatriba polemica e tantomeno politica ; un dolore partecipato da una comunità induce a riflettere profondamente non limitandosi  ad addossare alla casualità delle calamità che la “natura matrigna”  abbatte “ sugli umani “   , ma denunciando, ribellandosi alla violenza ambientale perpetrata sui territori  dall’uomo negli ultimi decenni.
Esistono responsabilità ? Responsabilità è innanzitutto consapevolezza delle conseguenze dei propri comportamenti e modo di agire che ne deriva in cui si ha una parte, un ruolo determinante e in questo caso è alla magistratura ordinaria che spetta indagare , valutare incapacità e irresponsabilità decisionale.

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Ago 29 2017

Boutique culturale

ATELIER del TEATRO

L’interesse per il teatro in prima istanza è solo curiosità. L’evento teatrale, in quanto tale, che si presenta come una fusione di diverse componenti: testo, attori, scene, musiche e spettatori, dove nessuna di tali componenti è “tutto “, può anche soddisfare la curiosità, ma ad un livello di puro consumo passivo.  Definizione certamente poco gradevole, sarebbe più consono per molti parlare di interesse culturale ed artistico, linguisticamente spendibile solo quando si instaura un’attiva interazione tra spettacolo e pubblico. Un pubblico che conosce il linguaggio teatrale risulta predisposto ad una fruizione attiva dello spettacolo. Si potrebbe rilevare che questa possa sembrare una riflessione squisitamente accademica e formale e che sarebbe più semplice limitarci ad osservare che l’evento teatrale procura piacere. Che tipo di piacere?      Sono interrogativi, domande e riflessioni a cui è possibile dare una risposta con il progetto del laboratorio teatrale dell’Atelier, che si pone come obiettivo quello di formare il pubblico in particolar modo il pubblico giovanile. Un progetto dunque indirizzato al mondo della scuola , scuola non come segmento privilegiato, ma come possibile primo approccio con cui dialogare partendo da un testo, da un autore per ricostruire le diverse fasi che portano alla messinscena.
“ L’arte è educativa in quanto arte, ma non in quanto arte educativa, perché in tal caso è nulla e il nulla non può educare “ [ Antonio Gramsci]
Scuola di teatro, come porta aperta ad altre esperienze,   dedicata alla scoperta del proprio potenziale creativo oltre che all’insegnamento delle materie di base e alla scoperta della propria sensibilità artistica  Il Laboratorio si rivolge a tutti gli appassionati del teatro che vogliono acquisire specifiche capacità tecniche, ma anche ai soli curiosi che abbiano voglia di sperimentarsi e mettersi in gioco attraverso il linguaggio e l’espressione teatrale. Il teatro, come strumento comunicativo, ci permette di esternare emozioni, acquisire e potenziare capacità espressive e relazionali, incrementare la nostra creatività. Il teatro come funzione terapeutica. La teatroterapia nasce dalla sintesi di pratiche teatrali e psicoterapeutiche. Attraverso la tecnica dei ruoli, della rappresentazione di un personaggio, si possono arrivare a conoscere aspetti di sé che non erano ancora venuti alla luce. Il teatro può aiutare a superare difficoltà come la timidezza, la mancanza di fiducia in se stessi, l’incapacità di esprimere i propri sentimenti o bisogni, ma anche problematiche legate al sociale, come l’incapacità di lavorare in gruppo o di accettare le opinioni altrui. Si potrebbe definire la teatroterapia come la messa in scena dei propri vissuti, all’interno di un gruppo, con il supporto di alcuni principi di presenza scenica derivati dall’arte dell’attore. Implica l’educazione alla sensorialità e alla percezione del proprio movimento corporeo e vocale, agisce attraverso la rappresentazione di personaggi extra quotidiani, principalmente improvvisati, ma altresì implica un minuzioso lavoro pre espressivo. L’obiettivo della seduta teatrale è quello di rendere armonico il rapporto tra corpo, voce e mente nella relazione con l’altro, gli altri e sé stesso e la propria creatività interpretativa. Gli effetti delle sedute di gruppo continuano a produrre risultati sul singolo anche dopo la seduta stessa in quanto gli stimoli ricevuti entrano a far parte di un’esperienza profonda che la persona può integrare nella vita di tutti i giorni. Nessuna diagnosi né interpretazioni psicologiche, ma nuove visioni di sé.

Dirige il laboratorio dell’Atelier Giancarlo Sacripanti, filosofo, docente di psicologia, pedagogia e filosofia, che mette in gioco le proprie competenze di regista teatrale e docente di recitazione per promuovere il pensiero positivo di chi cerca la serenità personale.

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Lug 23 2017

Goliardia neofascista ?

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A volte ritornano? No, ad essere sinceri non sono mai andati via. Chi? Se volete chiamateli con il termine haitiano “Zombie”, se invece preferite un linguaggio nostrale “morti viventi “, che indica una   classe di personaggi senza qualità, che pretendono di riciclarsi con ogni stagione.  L’Italia politica appare  ricca di stagionati e mediocri individui, incollati a tutte le sedie disponibili, che pensano di essere portatori di una saggezza che non posseggono o meglio che non hanno mai avuta; ma non ha alcuna importanza non avere meriti, risulta sufficiente affermare di essere innovativi nel discutere sui problemi reali, senza fronzoli, capaci di aprire un confronto per rispondere alle esigenze dei cittadini, ma guai chiedere come? Non sarebbe concreto . L’Italia è un paese distratto, opportunista, oscurantista, privo di quella forza che nasce dal rispetto consapevole della propria identità e dalla memoria storica. Diversi sono e saranno i possibili approcci che ognuno può significare nel vivere la quotidianità socio-politica, ma sempre con una genetica predisposizione ad esternare una permanente amnesia nel ricordare il tempo della memoria come coscienza collettiva. Questo   sembra essere più una scelta per defezione voluta dalla partecipazione sociale che una carenza di meccanismi psico-fisiologici.  L’Italia cialtrona dimentica,  per   vocazione reazionaria, conservatrice, bigotta, neofascista, sia chiaro che in ogni caso la   scelta dell’aggettivo può essere attribuito a seconda del cretinismo di appartenenza. Rimane difficile capire infatti per quale motivo siamo affetti da tempo da una sorta di bulimia commemorativa, spinti probabilmente da un’aspirazione ipocritamente giustificatoria, maturata per un’ignavia   decennale piuttosto che da un vero senso di corresponsabilità partecipativa.  La diffusa liturgia commemorativa tende a restringere il vero significato della Liberazione dalla dittatura fascista, diluendo in un mondo di ombre le responsabilità del regime e consequenzialmente degli attuali nostalgici.  La dinamica del revisionismo è quella di voler confondere i valori di chi ha combattuto per abbattere la dittatura fascista associando goliardicamente ai paradigmi del ricordo e della memoria collettiva  eventi deprecabili e condannabili sotto ogni punto di vista, ma sicuramente accumunabili ad altri numerosi momenti infelici della storia italiana.  In questo gioco della narrazione storica, sostenuta con leggerezza per molti versi vagamente intimidatoria, ci si limita con populistica aggressività a vedere una supposta minaccia al suolo italico solo da parte di chi fugge dalla povertà, dalle torture dagli abusi sessuali piuttosto che nei confronti di chi professa un anacronistico razzismo. Sono solo retaggi fascisti che mistificano la attualità e sono congeniali, pertinenti   a un regime personale.  Ad una idiozia collettiva e diffusa si deve rispondere con la forza dei democratici nati dall’antifascismo  .  Il processo involutivo, attualmente, è tale da non vedere né soggetti, né idee in grado di riaprire un percorso democratico; rassegnarsi non risulta moralmente accettabile, ma osceno. Chi crede nel tempo dell’attesa come una possibile epoca migliore faccia quadrato per spazzare via tutti gli opportunisti che valutano la politica essere il piedistallo del loro potere anche mistificando la storia del nostro paese.
“Alla fine ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici. “(Martin Luther King )

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Giu 27 2017

Democrazia confusionale

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 “I partiti che riservano attenzione al populismo di destra, piuttosto che disprezzarlo, non possono aspettarsi poi che sia la società civile a mettere al bando slogan e violenze di destra” afferma il filosofo tedesco Jurgen Habermas. Esiste solo una strada che è quella in cui i partiti democratici e di sinistra si pongano alla guida di una reale e profonda  lotta per sconfiggere la disuguaglianza sociale. La massa di informazioni che riceviamo quotidianamente, troppo spesse false e cialtrone,  non permettono di accrescere la capacità critica di giudizio, ma rendono tutto  meno decifrabile sia a livello nazionale che internazionale. In una chiave di lettura  politica globale  emerge l’incapacità della democrazia partecipativa di intervenire a favore dei più deboli limitando le forze dominanti di mercato, per loro stessa natura disgregatrici. Si potrebbe semplificare il tutto , come d’altra parte viene assunto come luogo comune, che la crisi complessiva dipenda da una classe politica ladrona e pertanto tutti a casa . Parole di semplice effetto acustico  , ma del tutto prive di qualsivoglia significato  propositivo. Non ci sono dubbi che l’attuale classe politica evidenzia  mediocrità diffusa, e quei pochi in possesso di competenze e di idee per un possibile cambiamento, vivono troppo spesso in uno stato confusionale olistico, prigionieri di  un tatticismo  sterile e senza alcun futuro, dove è estremamente facile perdere le scelte prioritarie per gingillarsi nell’anti-tutto e non  essere capaci di rispondere alle attuali esigenze. La governabilità non si risolve imbastendo una  nuova  riforma elettorale  alla tedesca  , proporzionale , a chi corre più veloce se in gioco esiste solo un problema quello di salvare  privilegi acquisiti. “La condizione di profonda delegittimazione che grava sull’attuale parlamento (eletto con una legge incostituzionale) si è in questi mesi ulteriormente acuita. La sconfitta referendaria e la persistente incapacità dimostrata dalle Camere di redigere una legge elettorale conforme a Costituzione hanno definitivamente travolto le ostentate velleità “costituenti” dell’attuale parlamento. (  Claudio De Fiores in eticaeconomia ) “ Ad un basso profilo parlamentare corrisponde un Italia dalla vocazione conservatrice e reazionaria , razzista, , antieuropeista, omofoba, anti femminista  ed altro
Emmanuel Macron vince in Francia  senza essere sostenuto da un apparato di partito, superando tutti gli schemi del passato : conservatori e progressisti, destra   e sinistra , ma prospettando di dare forma urgente e risposte  alle esigenze sociali. L’alchimia populista  in Francia è stata sconfitta, comunque  non annullata. In Italia cosa prospetta  chi crede in una democrazia ugualitaria  che aspiri ad eludere  un rischio  di altri “Raggi pensieri “ e a  mettere a tacere  il neofascismo latente e mai morto? Visti i risultati
amministrativi del 25 giugno la dalemiana speranza di autocastrazione permane e l’astensionismo diventa il primo partito.

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Mag 31 2017

Aurora norvegese

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Con l’anteprima di Aurora norvegese  l’Atelier del teatro conclude la  propria stagione teatrale 2016-2017 , un percorso iniziato nel 1969 che diverse generazioni hanno vissuto,   letto attraverso  i loro  momenti scenici Un laboratorio sperimentale costruito come teatro di situazioni ,  l’azione scenica risponde ad una situazione, sempre diversa, come lo è d’altra parte la nostra vita di tutti i giorni; vivere in una stanza trappola, dominata da pareti senza porte e finestre  e la via di uscita dobbiamo saperla costruire utilizzando le nostre capacità psico-fisiche. Ciascuno sceglie, coniuga se stesso e agisce secondo le situazioni. Nella grande trappola del palcoscenico l’attore ha un suo ruolo nella mutevolezza dell’azione, nell’articolare gli attimi dello spazio collettivo, dove l’immagine e il plastico dominano sulla parola. La consuetudine recitativa trasmette suoni, parole che non sarebbero sufficienti senza il coinvolgimento corporeo e gestuale dell’attore La narrazione teatrale di Aurora Norvegese nasce da una riflessione sul medioevo attuale che non sottopone più le donne alla Santa Inquisizione, ma ad uno strumento ugualmente contrario all’emancipazione femminile: quello dell’apatia mediatica. Rimangono ancora nel linguaggio corrente troppi luoghi comuni da dove non si riesce a percepire una consapevole sensibilità nel cogliere l’eguaglianza tra i sessi. La donna oggi sente su di sé la pressione di essere perfetta, impeccabile, fisicamente gradevole per potere acquisire un ruolo .Da ogni direzione riceve un imput che la inducono a pensare che deve migliorarsi. Un punto di partenza attuale per ricostruire un percorso che prende spunto dalla cittadina di Vardø in Norvegia in un’isola dell’estremo nord oltre il circolo polare artico dove è stato realizzato un memoriale a ricordo delle vittime della caccia alle streghe, nel periodo in cui il Paese passò al luteranesimo. Donne, bambine e anche uomini furono messi al rogo perché accusati di contatti diabolici o eresia. Oggi nessuno verrebbe condannato per stregoneria, ma domandarsi se esistono ancora inquisitori nei confronti delle donne è del tutto legittimo. Una partitura teatrale dove i protagonisti giovanissimi norvegesi si interrogano su come, in quello che è definito un paese felice guidato da libertà democratiche e da un’emancipazione femminile storica, si sia potuta dare nel passato la caccia alle streghe. Senza dimenticarci che ad oggi le streghe e l’inquisizione esistono ancora sotto altre forme e in vari modi.
Venerdì 26 maggio al circolo arci Colline Aurora Norvegese
Narrazione teatrale di Giancarlo Sacripanti e Angie Padilla
Regia: Giancarlo Sacripanti Aiuto regia: Angie Padilla Coreografia: Valentina Vasta Direzione di scena: Ginevra Sacripanti  Attori: Guenda Mai -Ginevra Colombo-Edward Fogli-Elena Iarrobino-Francesca Molco-Edoardo Morganti-Marta Venturi- Farah Vece -Clori Nicotra-Elena Di Gregorio

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