Mag 14 2012
Nel fare teatro ho sempre cercato di privilegiare le situazioni, non la parola e tantomeno i personaggi. Il personaggio, il cosiddetto protagonista è sempre un risultato puramente intellettuale, costruito e obbligato a obbedire alla partitura scritta. ’Il teatro, un tempo, era fatto di caratteri: si facevano comparire sulla scena personaggi più o meno complessi, ma interi, e la situazione non aveva altra funzione che di “mettere alle prese” quei caratteri, mostrando come ciascuno di essi venisse modificato dall’azione degli altri. “ Così osservava Jean Paul Sartre nell’affermare la sua scelta per il teatro di situazioni. L’azione scenica, dunque, risponde a una situazione, sempre diversa, come lo è d’altra parte la nostra vita di tutti i giorni; vivere in una stanza trappola, dominato da pareti senza porte e finestre, dove solo la nostra voluntas vivendi ci spinge a cercare la via d’uscita. Ogni situazione è una trappola e la via di uscita dobbiamo saperla costruire utilizzando le nostre capacità psico-fisiche. Ciascuno sceglie, coniuga se stesso e agisce secondo le situazioni. Nella grande trappola del palcoscenico l’attore ha un suo ruolo nella mutevolezza dell’azione, nell’articolare gli attimi dello spazio collettivo, dove l’immagine e il plastico dominano sulla parola. La consuetudine recitativa trasmette suoni, parole che non sarebbero sufficienti senza il coinvolgimento corporeo e gestuale dell’attore: “ La gestualità…in ogni sua manifestazione è significante, anche se solo a livello epidermico, superficiale e momentaneo è quasi sempre un sintomo preciso di una più complessa struttura di significato “ ( G. Sacripanti in Quaderni di Corea 1975-76 , e in Nuova dimensione 1978)
Mag 07 2012
L’ombra dei “ Putin “
Da tempo che desideriamo creare nel nostro Granducato di Toscana il portale dell’ombra dei “ Putin” . Francesca Mereu ha pubblicato “L’amico Putin. L’invenzione della dittatura democratica“, nel libro si scrive che il settantotto per cento degli uomini al potere, in Russia è costituito da agenti del Kgb e che in una decade Putin ha messo la stampa sotto controllo, ha eliminato tutti gli avversari politici e ha fatto approvare leggi che gli permettono di manovrare qualsiasi risultato elettorale. Storia conosciuta ed uguale a quella del regime berlusconiano , niente di particolare interesse nello scenario politicamente acefalo dell’Europa . Ma tutto questo cosa c’entra con Putin nel Granducato? Solo una semplice metafora per comprendere che le motivazioni di coloro che sfiduciano la sinistra democratica toscana non sono solo alimentate dalle folcloristiche carnevalate grilliane , ma costituiscono l’esplicita denuncia contro l’endemica ombra dell’atavico potere di regime ; infatti amministratori , dirigenti degli enti locali, presidenti di qualcosa , i graziati dalla non occupazione non sono certamente agenti del KGB , ma limitrofi dei regnanti sicuramente sì. Se proviamo a misurare la capacità del sistema sanitario regionale, delle aziende sanitarie di essere efficaci ed efficienti, nell’erogare servizi appropriati ai bisogni della popolazione, verificheremmo con palmare evidenza che troppi dei dirigenti preposti al piano sanitario regionale vengono “ingrassati “oltre ogni ragionevole misura con risorse pubbliche senza fornire quella relativa corrispondenza dovuta all’utenza . In parole povere i cittadini sono incazzati per quel servizio sanitario che pagano, ma, di fatto, non c’è. L’efficiente pragmatismo toscano dei tempi migliori è defunto con l’avvento dell’ombra dei Putin costituita da quei marpioneschi galoppini di partito, totalmente incapaci sotto ogni profilo, che hanno occupato con militanza clientelare tutto quello che poteva essere occupato. Affossati gli spazi democratici e partecipativi, si è pensato che questa cuccagna retributiva potesse durare all’infinito e fosse riproducibile da amico ad amico. Non occorre essere laureati a Harvard per capire che in uno scenario economicamente depressivo globale il male oscuro della nostra regione acquisisse quell’evidenza che in altri tempi poteva passare inosservata. Questi piccoli esseri di potere hanno pensato di mimetizzare la loro nullità dietro roboanti asserzioni progettuali che nei vecchi luoghi del passivo consenso, oggi, sono apparse essere suoni nel vuoto. Quando con enfasi si prospetta che come base del recupero del Concordia possa essere individuata Piombino invece di Civitavecchia, che per la partita del lavoro di carpenteria, possono essere coinvolti i Nuovi Cantieri Apuani. E che è logico che la nave venga trasportata al porto di Livorno, il più vicino. E che sia inoltre possibile contemperare le esigenze della bonifica della nave con quelle dei Cantieri Azimut, o si è in possesso di un progetto scientificamente corretto o si blatera una terrificante bufala prospettando un’importante ricaduta economica e di lavoro. Se così ragiona il governatore della Toscana immaginatevi gli altri!
Apr 25 2012
Come divenni “ ospite “ del Terzo Reich

Dal Diario di Paolo Sacripanti Capitano dei Carabinieri
“ Fu verso l’imbrunire di quel ormai famoso 8 settembre che ebbi notizia che il nostro governo aveva cessato le ostilità con gli alleati. Mi trovavo in terra straniera presso una delle tante linee di demarcazione tra zona presidiata da truppe italiane e zona occupata da truppe tedesche.
Senza voler avere l’aria di grande stratega mi avvidi subito della criticità della nostra situazione e compresi non esser quello il momento di rimanere con le mani in mano. Date le prime istruzioni di carattere precauzionale ai miei uomini, al fine di tenerli pronti e guardinghi nel caso di qualche scherzetto da parte dei vecchi camerati…, mi recai dal mio Comandante, capitano come me, per concretare l’immediato da farsi. Dopo molti “sì, va bene”, “vedremo”, “sì… domani stabiliremo la linea di condotta da seguire”, il rapporto finì con “agisci pure per il momento d’iniziativa… Ora lasciami la tua macchina per poter far ritirare il mio bagaglio all’albergo”. Questa dunque fu la sola preoccupazione del Comandante, che passava dopo qualche giorno, sicuramente solo per salvare il suo bagaglio al servizio della guardia Repubblichina La notte fu movimentata: ordini e contrordini si susseguirono in maniera sconcertante. Di buon mattino fu respinto dai miei carabinieri rimasti fino all’ultimo fedeli alla consegna, un primo tentativo di penetrazione nemica. Nelle prime ore del pomeriggio, traditi da mercenari della futura repubblica di Salò, fummo presi per aggiramento e fatti prigionieri. Il mio primo contatto con i miei futuri aguzzini fu un cordialissimo “Prego Signor Capitano, scusate il nostro agire un pò violento, ma cosa, volete, le circostanze del momento, ….” E così mentre mi fumavo la mia ennesima sigaretta, rispondendo con un sorriso di commiserazione alle strane cortesie teutoniche, fui preso, separato dal mio reparto, scaraventato su di un autocarro e avviato con le prime ombre della notte, che mi risparmiarono l’onta delle forche caudine, verso il territorio tedesco. Fui scaricato, dopo circa un’ora, in un paesetto poco distante dal luogo di partenza. Ivi presi alloggio “all’albergo della Luna”. Cadeva qualche goccia di pioggia mi rincantucciai in un’anfrattuosità del terreno e riuscii perfino a prendere sonno. Dopo qualche giorno fui caricato su di un elegante carro ferroviario francese con la scritta “cavalli 8 – uomini 40″ ed ebbe inizio il mio primo viaggio verso la Germania. A Halle, grosso centro industriale, i vecchi camerati, ricordando forse che anche gli italiani, sia pur in maniera blanda, avessero lo stimolo dell’appetito, ci fecero preparare dalle loro angolose crocerossine una specie di poltiglia ,bianco grigiastra dall’odore indefinibile di una brodaglia di suino ed un rifiuto di rancio, stantio di tre giorni. Più. che la fame, vinse il disgusto; con un calcio scaraventai nella melma la cosiddetta “suppe’, che tanto avrei dovuto in seguito desiderare nelle mie fameliche notti insonni, come una prelibata leccornia da pregustare solo in aristocratiche mense. Si giunse dopo giorni di fame a Francoforte al confine con la Polonia, tetra ed uggiosa cittadina adagiata sulla riva del fiume Oder , inusitata meraviglia! Introdotti al cospetto del Colonnello tedesco Comandante del Campo, questi con un’impareggiabile ipocrisia, si scusò che per un’omissione degli alti comandi non era stata preannunciata in tempo la visita di Ufficiali italiani e che i doveri di ospitalità gli imponevano e che comunque eravamo sempre in tempo a schierarsi con i camerati fascisti. Poiché il campo non era… decoroso, fummo avviati all’albergo de “leone d’oro”, in uno stanzone-teatro (si era in centosedici) con dei lussuosissimi… castelli in legno. Ci fornirono perfino paglia pulita che nei successivi viaggi di trasferimento doveva divenire come l’Araba Fenice. Fu cosi che divenni internato nei lager nazisti ed ospite del Terzo Reich…il fascismo non apparteneva da sempre alla mia coscienza . “
Roma 1948
Apr 17 2012
Politica perversa
Abbiamo letto con grande entusiasmo che Il Comune di Livorno aveva deciso di affidarsi a eBay per mettere in vendita vecchi beni che l’Amministrazione non poteva più’ utilizzare: auto e moto, arredi, attrezzature per il lavoro… ma le poltrone ? Per intenderci quelle su cui sono allocati da qualche tempo stanziali e avventizi visitatori purtroppo non sono in vendita, ma in attesa di essere inviate direttamente in discarica. La domanda impertinente che sorge spontanea, ma saranno rottamate solo le poltrone? L’hanno capito anche quelli che hanno votato la Lega che le icone sono solo semplici metafore del falso in bilancio, ma noi del Granducato di Toscana facciamo fatica a capire che i 139 che a Pistoia lasciano il PD in segno di protesta indicano un profondo disagio. Definire tutto questo come tentativo di instaurare una sorta di dittatura di minoranza in contrapposizione alle decisioni assunte dagli organismi preposti avvalora l’incapacità del partito di interpretare l’attuale. In Lega lo chiamano il Cerchio Magico e la vetero sinistra parla di gruppi dirigenti; ma dirigenti di chi e di che cosa ? Non è chiaro, ma comunque sono stati eletti democraticamente; anche l’Umberto , il Trota , la Rosi e il veterano Berlusca sono stati eletti secondo la prassi democratica , e questo non toglie che hanno solo rappresentato interessi personali. Sappiamo tutti che il Pd non è la stessa cosa e che l’onestà dell’appartenenza domina o dominava , ma il rischio che anche tra i democratici esistano trote , pesci in barile, bunga bunga , giocolieri di potere ed altri mimeticamente infiltrati tra i cosiddetti dirigenti , è altrettanto probabile e pertanto possibile. Noi critici pensanti non abbiamo alcun dubbio: i parassiti di partito si riproducono in progressione di sopravvivenza in una sorta di darwinismo devolutivo costante piuttosto che evolutivo, per capirci si rigenerano senza alcun miglioramento , in particolar modo nei momenti di crisi economica quando scarseggiano i posti di lavoro.
Il segretario Bersani si allarma per l’antipolitica esplicita e sommersa , che come è consuetudine occhieggia per il qualunquismo di facciata senza alcuna qualità : ieri Bossi oggi Grillo. Il masochismo italiano predilige da sempre il sadismo politico di basso profilo, casereccio, facile al turpiloquio e verbalmente incontinente.
Coloro che vogliono essere leader ,ma non lo sono dicono le cose. I bravi leader le spiegano. I leader ancora migliori le dimostrano. I grandi leader le ispirano. Nel nostro paese amiamo chi parla a vanvera.
Apr 04 2012
Per non dimenticare !
Scriveva Sören Kierkegaard “ Ci vuole più coraggio per dimenticare che per ricordare”, parole che affascinano sicuramente più per un intreccio immaginativo presupposto che per reale oggettività. Il coraggio comunemente indica la capacità di saper affrontare situazioni pericolose e difficili, ma se vogliamo antifrasticamente, può anche significare quella naturale sfacciataggine che cancella il tempo della memoria volontariamente o per scelta utilitaristica. Il nostro paese storicamente disattento si è voluto garantire per falsa buona coscienza “il ricordo” inflazionando il calendario con le cosiddette giornate “ Per non dimenticare”. Navigando su Internet si scopre che esistono giornate della memoria spesso pretestuose e indotte dalla politica cialtronesca imposta da inutili soggetti alla ricerca di notorietà e consensi elettorali. L’eccesso di ricordi provoca un meccanico assemblaggio di eventi e persone che perdono il loro valore reale e si appiattiscono in una conformistica ritualità.
La destra italiana di regime ha felicemente guazzato in questo gioco di polivalenza sia per affermare il progetto revisionista in fieri da anni e sia per compiacere a un becero razzismo sempre vivo nel nostro paese. Non esiste alcun parallelismo compatibile tra quanto ha segnato la storia nell’affermazione della democrazia e chi con cosciente consapevolezza ha approvato la bestialità nazi-fascista. Si deve altresì osservare che la compiacenza dell’Italia democratica spesso genera il sospetto che perduri ancora il timore che mettere in luce i troppi scheletri conservati negli armadi incida sui consensi elettorali. Le stagioni cambiano, ma i vetero cattolici e comunisti confluiti nel PD non hanno perso l’abitudine di arroccarsi nel consociativismo di potere d’altri tempi, che tutto dimentica e tutto insabbia. Proviamo a mettere in ordine cronologico il progressivo e continuo silenzio su fatti che hanno turbato profondamente il nostro paese, ma che tra segreti di stato, servizi deviati, amici degli amici non siamo mai riusciti avere una risposta adeguata o sentenze dovute ad uno stato di diritto. Non sarebbe pertanto in alcun modo impertinente proporre la giornata dei Misteri d’Italia non risolti per non dimenticare (solo alcuni ricordi) il caso Mattei, il piano Solo, il delitto Pecorelli, Piazza Fontana, il caso Moro, la Mafia, l’estremismo di destra, i fatti di Genova e così all’infinito. D’altra parte se per puro folclorismo parlamentare, per usare un eufemismo, si ritiene Ruby essere realmente la nipote di Mubarak che cosa ci possiamo aspettare ?
Mar 21 2012
I giorni di Cassandra
Cassandra figlia di Priamo ed Ecuba fu amata da Apollo, amore che lei rifiutò e per questo motivo condannata dal dio ad avere le capacità di profetizzare, ma non di essere creduta per tutto quanto avrebbe previsto. La chiave di lettura del blog “Aprite questa porta” è pretestuosamente legata al destino di Cassandra in una sorta di continuo e permanente parallelo con chi scrive, parallelo che probabilmente può apparire vittima del virus della vanità intellettuale, ma che in questa società dove le parole, spesso, sono in libertà demenziale e le esternazioni dei virtuali governanti altrettante virtuali esercitazioni del vuoto assoluto , un minimo di vanità può anche non disturbare. D’altra parte la modestia non sembra essere opportuna quando sistematicamente si pubblicizzano segmenti del proprio modo di giudicare la quotidianità. Non si scrive per non essere letti, ma perché si presuppone in qualche modo di dire cose interessanti che a volte sembrano essere profezie alla Cassandra, perché cadute nel vuoto, come la stessa mitologia esige.
Dopo un’adolescenza da globe-trotter per l’Italia chi scrive viene adottato dalla città di Livorno ; la città appare ad un primo colpo d’occhio non troppo pulita e eccessivamente chiassosa , tutto questo potrebbe indicare solo un’impressione superficiale e personale sino a quando non si capisce che il libeccio e il vociare costituiscono l’intima essenza della livornesitudine e allora diventa facile integrarsi Difficile rimane invece fornire un accademica definizione della livornesitudine , perché il significato del neologismo in prima istanza si può parzialmente intuire e comprendere solo nel momento in cui si capisce che la città è per principio e per vocazione prima di tutto libertaria e successivamente comunità civile . I due aspetti di norma dovrebbero essere divergenti e contraddittori, ma paradossalmente a Livorno divengono convergenti a conforto di una particolare fisica sociale, la livornesitudine appunto, che riesce a coniugare contestualmente l’autonomia delle singole volontà con quelle che sono le esigenze proprie di una collettività. Lo stesso spirito polemico e ” criticone ” è un esplicito sintomo di chi vuole essere in ogni caso partecipe dei processi decisionali. Diversamente sarebbe difficile valutare le motivazioni che inducono i livornesi ad avere uno spirito partecipativo che si esterna con l’impegno nel volontariato e nell’associazionismo. Chiaro ed esplicito segnale di chi vuole contare nel tessuto comunitario.
La stessa storia della città è un continuo e permanente incontro di etnie e di esperienze culturali diverse, che trovano la loro affermazione in un’autentica e mai pregiudiziale ospitalità nel senso più ampio della parola affermando un’autonomistica tolleranza per la quale la gente livornese tende a distinguersi. Non si può parlare di formale atteggiamento, ma di vera filosofia di vita. Nicola Tranfaglia (in Obiettivo Livorno -Una città tra due censimenti -) ricorda che Livorno “…fu conquistata dai fascisti soltanto dopo la marcia su Roma ; la tradizione socialista e comunista e più in generale un forte spirito autonomistico e ribelle alle imposizioni esterne , impedirono che la città cadesse in mano al movimento mussoliniano prima della conquista del potere a livello nazionale. “
Ebbene quelle che sono le qualità primarie in positivo della città di Livorno che storicamente si sono tramandate e che per molti versi sono ancora il patrimonio della genuina tradizione popolare vengono sistematicamente messe in crisi in una specie di gioco al massacro anche dalla stessa classe dirigente politica che da qualche anno governa la città.
E’ vero che in politica tutto è lecito, ma è altrettanto vero che se nitide sono le immagini espresse riguardo alla città in altri periodi storici non sembra intellettualmente onesto cancellare dalla memoria tutto per faide di potere da basso impero. Sarebbe molto più ragionevole e produttivo prospettare invece una proposta programmatica che si allontani da quell’endemico conservatorismo intellettuale, sia critico sia propositivo che caratterizza troppo spesso il peggior provincialismo italiano. Se cominciassimo a valutare seriamente che la nascita del PD ha lasciato ancora galleggiare i peggiori sugheri dei due partiti fondatori radicalizzando in un sistema gestionale povero di idee il dibattito culturale della città, la rottamazione potrebbe non essere invasiva
Dal 1995 in poi la città è gradualmente discesa nel disincanto emotivo e nel baratro economico. Proviamo a ripensare con spirito critico ai nomi e cognomi di chi ha governato e partecipato alla gestione del potere politico della città sino ad oggi e metteremo in evidenza coloro che devono essere rottamati immediatamente , ma anche , per non dimenticare, chi responsabilmente milita da anni tra gli esponenti del “ Cassandra pensiero”. IL 20 marzo 2012 dopo che il Sindaco apre la crisi di maggioranza e rompe con l’Idv……Cassandra prevede ancora a sinistra una nave alla deriva e senza rotta, i salvagenti sono finiti .
Mar 11 2012
Naufragio possibile.
Orson Welles diceva che gli idioti sono una saggia istituzione della natura che permette agli stupidi di ritenersi intelligenti. La frase sembra essere assolutamente pertinente se riferita a un significativo segmento della supposta attuale intellettualità, che dovendo interrompere il silenzio e riempire il vuoto da loro stessi creato, blatera aberranti banalità . Il banalismo come corrente dominante di pensiero si limita per vocazione a solfeggiare sulla realtà socio-politica guardandosi bene dal comporre uno spartito progettuale degno di essere ascoltato. Con conoscenze limitate alla pura enunciazione vocale si possono forse titolare situazioni , ma certamente non si può andare oltre ad una superficiale e incompetente conoscenza di cose ed idee. Le smargiassate berlusconiane, atte a mascherare l’ignoranza totale del dire e del fare, sono diventate abito e costume collettivo della comunicazione di massa che ha ulteriormente impigrito la riflessione conoscitiva e favorito l’esternazione del pernacchio. La sagra dell’ovvio ha assunto una valenza tale da allontanare ogni possibile e necessario approfondimento; le idee, la creatività innovativa non sono doti casuali, ma costruite con fatica, ricercate e ampliate nella molteplicità delle diversità culturali. Sarebbe già sufficiente documentarsi e leggere per capire le esigenze di una nazione che non c’è. Se oltre che chiedere la lista delle necessità , dei bisogni della società si deve anche attrezzare un progetto propositivo non si può pensare che sia qualificante rispondere con una analisi storica degli eventi che hanno prodotto l’attuale presente. I democratici PD sono diventati bravissimi nel ricercare le cause dei propri errori, ma incapaci nel prospettare le soluzioni. Perdi tutte le primarie e invece di constatare che hai sbagliato nelle scelte giurassiche valuti che bisogna trovare nuove regole. Non potrebbe esistere bestialità peggiore che rimanere nell’ambito del percorso indotto: partito-inscritti votanti senza considerare che il consenso nasce da valutazioni di rapporto diretto tra votante e candidato. Una sorta di empatia per cui l’individuo comprende un’altra persona e sceglie senza lasciarsi guidare da schemi rituali di partito. A Livorno di tutto questo non si è capito assolutamente nulla, si continua, infatti, a supporre che “ il mantra partito “ sia ancora dominante e vincente, che sia sufficiente chiamare a raccolta i seguaci per essere prescelti a guida della città. Ammesso e non concesso che il pecorismo sia una vocazione cittadina, sarebbe cosa saggia pensare che anche il gregge brulicando nel tempo si possa accorgere quando legge nelle proposte programmatiche del PD: riqualificazione della città, rilancio, sforzo, ricerca d’identità che qualcosa nell’ambito amministrativo non abbia funzionato . Ma chi ha governato sino ad oggi ?
La cosa più amena è quella che per fornire un vezzo di novità il partito si è inventato uno sportello d’ascolto ! La domanda impertinente è quella di chiedersi se gli uditori-dirigenti rispondano e che cosa mai potranno dire! La democrazia in politica è ben altra cosa : presenti un progetto di governo con idee chiare ed esplicite e scendi in piazza , incontri inscritti e no e senza appartati confessionali ti confronti. Naufragio possibile: è bene salire sulle scialuppe.
Feb 23 2012
I militanti non pensano .
Quando alla fine degli anni ’60 molti di noi giovani, educati al marxismo –leninismo, ci siamo iscritti al PCI eravamo pienamente convinti che fosse un’appartenenza moralmente significativa. Cresciuti, allevati per nostra grande fortuna nell’Italia dell’antifascismo, e se anche educati al cattolicesimo non seguaci della DC di regime, potevamo per scelta aderire al grande partito della giustizia, della democrazia e dell’emancipazione delle classi emarginate, temi che poi avrebbero segnato per sempre la nostra filosofia di vita.
Nel 1976 uno dei maggiori dirigenti del PCI, Giorgio Amendola, scrisse un libro Una scelta di vita: motivazioni e modi della militanza comunista, autobiografia che pienamente confortava le ragioni per cui avevamo aderito al partito comunista. La serenità esistenziale, che induce il fatto di sentirti accumunato ad altri in un percorso di formazione, riduce fortemente anche i momenti di crisi, e ti convince che aver messo al centro della propria identità l’impegno civile e politico sia non solo cosa giusta, ma motivo primario delle proprie scelte . Si può essere contestualmente: egemonia culturale e militanti pensanti ? La domanda sembrerebbe rientrare nel campo della disquisizione filosofica, piuttosto che nel pragmatismo politico, ma non ci sono dubbi : il militante non pensa e l’egemonia culturale è solo una sovrastruttura ideologica , storicamente datata e attualmente del tutto inutile .
La neo-sinistra ha capito che la proposta politica deve essere ridisegnata? La paura del nuovo , imprevedibile e sconosciuto scenario politico e pertanto, non governabile secondo vecchi parametri di apparato, genera quella schizofrenia di atteggiamenti che alimenta l’ondivago Partito democratico. In un partito, in cui esistono ancora come sistema di riferimento i gruppi dirigenti, la morte è già segnata. I dirigenti sono come le aquile: non volano in stormo, li trovi sempre uno per volta e gli attuali branchi sono del tutto impresentabili. Non ci può essere inoltre alcuna speranza per chi lancia il sasso e poi ritira la mano, vedi le primarie; il confronto oggi è diretto, immediato anche quando è filtrato online. Non si può più cazzeggiare in belle parole che non condiscono più neanche quelle rape avvezze ad approvare tutto per timore di essere accusati di deviazionismo dalla linea del partito. Il meccanismo dell’ipocrisia politica, con il quale si mistifica l’ascolto, l’attenzione, la raccolta di opinioni della cosiddetta società civile, non paga in alcun modo, anzi è un micidiale boomerang. Non era più immediato affermare che l’attuale amministrazione comunale livornese ha fallito in toto , piuttosto che organizzare una conferenza oniricamente programmatica? Il potenziale elettore dell’oggi, dopo che il berlusconismo è stato messo in mutande, risulta essere meno beota di quanto si pensi.
Noi “ sinistri dissenzienti “ ci siamo chiesti più volte: “ Chi siamo, in nome di chi parliamo?”. L a risposta è immediata: noi siamo quella maggioranza fuori dal coro, democratica, riformista che vive nel dubbio in questo momento se vale la pena, ancora votare .
Feb 15 2012
Se c’ero…. dormivo .
“ Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello! “
Se i versi del VI canto del Purgatorio sembrano essere ancora attuali, sorge il dubbio, che
l’immobilismo politico del nostro paese sia un “ valore “ storico.
Con il passare degli anni “ il bordello “ cambia tenutari e diventa strutturale e come tale parte integrante del sistema. I mali che affliggevano e affliggono il nostro paese sono diventati endemici e supporre che il problema sia solo una mediocre classe politica è un subdolo alibi per scaricare su altri le proprie responsabilità. Il contrasto tra impegno critico e superficiale trasformismo ha radici profonde e si colloca sulla diffusa vocazione dell’italiano di dimenticare in fretta i propri errori. Una memoria tanto labile da non ricordare di aver appoggiato la guerra razzista e illiberale del fascismo o di aver votato l’improponibile regime berlusconiano . L’assenza del senso laico delle istituzioni e un’invadenza spropositata di un clericalismo oscurantista e conservatore accentuano l’immagine di una nave senza nocchiero che scarroccia non riuscendo mai a seguire un’adeguata rotta. Possiamo reiterare all’infinito questa calcolata complicità di quel parassitismo intellettuale che ha permesso, nell’evolversi dei tempi, di espandersi al regime partitocratico, allo statalismo, ai monopoli di piccole e grandi lobby sorrette dalla corruzione.
Se provassimo a rileggere l’ Intervista a Enrico Berlinguer – La Repubblica, 28 luglio 1981 la voluta disattenzione collettiva appare con palmare evidenza “ I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune “
D’altra parte a un popolo tanto incline al dannunzianesimo, nel significato deleterio della parola, non si può chiedere alcun sacrificio, tantomeno mentale, ma solo esercitazioni verbali, e illusorie promesse.
Per essere in tema il partito democratico in Toscana è informato che “Primarie Genova, terremoto nel Pd si dimettono i due segretari “…meditate gente, meditate …chi sarà la nostra Ipazia ?
Gen 28 2012











