Gen 28 2012

Cazzeggio livornese

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L’immagine di una città intenta a perdere tempo in chiacchiere inconcludenti attarda non poco la vita reale del territorio. Le specie politico- amministrative insediate da qualche tempo e che potremmo definire invasive e olisticamente diffuse apportano danni all’ecosistema storico democratico della tradizione politica livornese.  E’ vero che la città ha sempre avuto un profondo senso del comico, della capacità del ridere anche nei momenti difficile, ma se ancora esiste un riso collettivo pare essere più un castigo sociale che la naturale desacralizzazione dell’esistente.
 Che il Consiglio comunale sia scambiato come il luogo per una stravagante farsa è anche possibile e consono al protagonismo di personaggi in cerca d’autore e notorietà, ma che tutto questo sia coniugabile con la cultura politica della città abbiamo profondi dubbi. Il disincanto collettivo cresce smisuratamente come risposta indotta dal dominio strutturale dei partiti, “ladri di giustizia e verità “ (Simon Weil – Manifesto per la soppressione dei partiti politici-). Ci sentiamo tutti depauperati della nostra libertà di essere individui sociali, se ogni spazio esistenziale partecipativo e culturale è lottizzato dalla partitocrazia.
Decostruire l’attuale politico per ri-costruire una nuova progettualità, disegnata  sull’evoluzione di “  biodervisità  “ sociali , che devono essere comprese , ascoltate e non reggimentalmente gestite.  Finalizzare il dibattito politico al raggiungimento di obiettivi di miglioramento complessivi e non incancreniti nel cazzeggio sterile  e totalmente  avulso dall’interesse cittadino. Ma a chi volete che interessi essere edotto sulle  vicende interne cittadine del partito di maggioranza relativa ? Oppure che logorroici consiglieri comunali  sproloquino sull’inesistente ? Interesserebbe invece conoscere strategie e progetti valutati, discussi e approvati per fornire ai nostri giovani un futuro e alla  città una identità. L’urlo degli indignati cresce  e non si è ancora capito.

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Gen 15 2012

Partiti e la sindrome di Crono.

Crono figlio di Gea e Urano , nonostante fosse il più giovane dei Titani divenne il Signore del mondo ; sposò la sorella Rea , ma nel timore di essere detronizzato dai figli decise di mangiarseli tutti . Tutti tranne uno: Zeus che, salvato dalla madre, dopo una lunga guerra, arricchita da artifizi e inganni, riusciva a trionfare e poneva fine al regno di Crono .
Il tempo sconfitto da una nuova luce.
E‘ questo che tutti noi vorremmo avere dalla quotidianità della cosa pubblica. Non è solo una generica discontinuità che si pretende, quanto una radicale rivoluzione copernicana nell’arte del possibile come qualcuno definisce la politica. Crono si incarna nell’attuale partitocrazia ,  che divora la società civile , che non riesce a scardinarla,  i partiti sembrano , infatti, avere un facile gioco in un ‘Italia priva  del senso comune di appartenenza nazionale. Quel noi usato sempre enfaticamente per indicare non le radici di una nazione, ma  entità non significative quali il tifo per una squadra o supposte superiorità razziste  evidenzia una carenza di identità. La stessa sinistra riformista non riesce a decantare i vizi endemici della vecchia politica quali le correnti, pluralismo taroccato, o l’apparente efficienza del centralismo democratico, che per naturale definizione si coniugano con la conservazione del potere di una classe dirigente elitaria.
Cos’è l’organizzazione? È ciò che permette a una minoranza di erigersi sulla maggioranza disorganizzata; la minoranza si organizza per diventare gruppo dirigente, il motore immobile, Crono,  che tende alla autoconservazione del potere acquisito .  Se si preclude la garanzia di mobilità nel sistema  politico e la possibilità di accedere a tutti in ruoli e incarichi, questa formula politica democraticamente corretta, diventa regime.
Una classe politica minoritaria, datata e sostanzialmente statica riduce per inerzia ogni possibile cambiamento e nell’intento di conservarsi si presta alle richieste “degli amici degli amici” nel senso negativo della definizione.
La corruzione è figlia naturale dell’immobilismo conservativo.
Se uno dei grandi della filosofia contemporanea Jürgen Habermas  recentemente a Parigi nel difendere il progetto europeo ha esplicitamente dichiarato : “Io condanno i partiti politici. La nostra classe politica da tempo è inetta e incapace di aspirare ad altro che non sia la semplice rielezione. È assolutamente priva di sostanza, non ha principi”
 Un problema europeo? Certamente, ma il nostro paese non sfigura.

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Dic 30 2011

Binario morto.

L’imbonitore di turno invita, con voce suadente, noi abitanti di un paese che da troppo  tempo non c’è, a salire in carrozza! Finalmente si parte, ma no! E’ solo il solito annuncio pubblicitario. Da anni, infatti, ci costringono a salire e a scendere da vagoni sempre più precari di un treno senza locomotiva e per di più dimenticato sopra un binario morto; ma nonostante tutto il viavai di aspiranti profeti affabulatori accompagnati dai loro giullari, esorcizzano, pontificano, auspicano e promettono l’Italia che non c’è.  In troppi ci credono ed applaudono gli impresentabili di turno  e si comprimono come sardine nel vagone dell’effimero potere in attesa di partire . “ Fidatevi di me. Lasciatemi lavorare e vedrete che i risultati arriveranno “ frase divinatoria di uno dei capotreni più noti: Silvio Berlusconi, tanto capace da riuscire a far deragliare il treno da fermo e giustamente messo fuori stazione (speriamo a tempo indeterminato). Il nuovo capotreno dall’imperturbabile stile, colto, preparato e questo per noi del binario morto è veramente una novità si è presentato bastonando le ruote arrugginite dei nostri vagoni, classica procedura per rimettere in rotaia un treno asfittico. Noi passeggeri non abbiamo protestato più di tanto, ma i sindacalisti, desaparecidos nell’era berlusconiana, sono ricomparsi improvvisamente con ardimentoso cipiglio e con la prosopopea degli analfabeti propria di chi non ha lavorato neanche un giorno della propria vita, ed hanno contestato la competenza del capotreno e dei nuovi macchinisti.  Ennesima falsa partenza? Probabile. I sabotatori, conservatori della politica surgelata, per sopravvivere devono necessariamente tranciare i cavi elettrici della nuova linea e scomporre i binari ancor prima che sia agganciata la locomotiva, perché se la linea viene riattivata loro che fanno ? E il nuovo capotreno? Se leggiamo quanto i quotidiani dopo la conferenza stampa di fine anno, sembra che si sia adeguato al linguaggio dei non –sensi.
Dal “   Il fatto Quotidiano “ : Mario Monti: “Fino ad ora atti dovuti Ora atti voluti con la fase Cresci Italia” Il discorso del capo del Governo ha toccato tutte le  tematiche di stretta attualità, ma non c’è stato nessun annuncio sulle linee guida per la crescita. I primi provvedimenti tra qualche settimana: riguarderanno le liberalizzazioni e il mercato del   lavoro (NB.. vago per forma e contenuto )
La Repubblica: “ Nessuna anticipazione invece sul contenuto dei singoli provvedimenti….”Non lo so, la professoressa Fornero sta ragionando” (…speriamo non troppo a lungo).
L’Unità: ” Piano nazionale delle riforme «Quest’anno vorremmo fare del Piano nazionale delle riforme» che l’Italia deve presentare all’Europa insieme al Programma di stabilità, «il focus centrale, perché le nostre riforme strutturali trovino lì il punto di riferimento e manifestazione e sinergia». (Perbacco  Mr. Monti …Stupendo e puro politichese! )
Usciremo dal binario morto?
Auguri… la speranza è un sogno fatto da svegli.

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Dic 14 2011

Chiacchiericcio livornese.

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Che da tempo viviamo in una città senza alcuna identità  culturale lo sapevamo tutti, che un immobile conservatorismo istituzionale  dominasse era altrettanto  palese, che l’encefalogramma piatto dell’interesse culturale cittadino  fosse  tridimensionalmente ai limiti di guardia  era un fatto in assoluta  evidenza , ma che la sub-cultura stratificata potesse essere curata con una poco elegante serie di contumelie da parte di stimati e considerati artisti cittadini ci  è sembrato  come trasondare dalla melma nelle fogne. Proviamo a riflettere su alcuni stralci del “J’Accuse…!” degli artisti livornesi apparsi sulla stampa cittadina : “ Andate a studiare! Si, avete capito benissimo nostri cari concittadini livornesi: andate a studiare! Lo ribadiamo, premettendo che vi occorrerà molto, molto impegno! Andate a studiare, lo gridiamo con forza e sdegno a voi tutti che esprimete giudizi in campo artistico con la stessa facilità e tracotanza con cui manifestate il vostro parere sulle scelte di un allenatore di calcio o sulle qualità dei partecipanti alla nuova edizione del “Grande Fratello”! Andate a studiare, lo raccomandiamo, altrimenti tacete ora e sempre, perché l’Arte è una cosa seria, anzi serissima! …….Noi – artisti, critici e galleristi –, che da anni viviamo l’Arte, che viviamo PER l’Arte (quella vera, con la A maiuscola, non la “pitturetta” da mercatino d’antiquariato che voi amate tanto) abbiamo le scatole piene della vostra incapacità di comprendere, della vostra resistenza tenace e bieca a voler comprendere, e adesso siamo indignati anche dalla vostra incapacità di tacere! Con sdegno siamo costretti a leggere le vostre farneticazioni riguardo l’opera di un artista del calibro di Renato Spagnoli (come voi livornese), noto da quasi mezzo secolo in tutta Italia, …..che fa onore a Livorno e che gratuitamente ha onorato Livorno di un’opera che da sola riesce a qualificare uno spazio oggettivamente mediocre quale è Piazza Attias. Stavolta avete perso una grande occasione per tacere… non replicate, tacete adesso, subito, e alla prossima cercate anzitutto di comprendere; poi (eventualmente) esprimete a bassa voce il vostro pensiero… farete certo miglior figura…”
Senza alcuna fatica si può condividere in merito alla superficiale leggerezza di giudizio di una città, che sopporta con silenzio agnostico da  molti anni le peggiori bestialità culturali propinate e che poi con nonchalance  si esalta con improvvisi sussulti per tanti vuoti a perdere , ma non riteniamo che  una lettera dai toni accesi giovi alla formazione artistica collettiva  e tantomeno riesca a dare a Renato Spagnoli quella legittima, giusta e dovuta  considerazione che come artista ha conquistato nel corso degli anni. Forse sarebbe stato meno provocatorio se si fosse suggerito ai beoti in libera uscita di documentarsi e ricostruire quel  percorso significativo di un artista che  finalmente l’amministrazione comunale meritoriamente valuta . Il simbolismo della  grande A auspica  una possibile identità per  un anonimo luogo di incontro che dagli  ’80 fu imposto come refettorio alla “ gioventù” livornese , per poi accorgersi che la distratta  autoreferenzialità istituzionale aveva  alimentato  all’ingrasso la marginalità sociale  che da sempre  uno spazio ghettizzato , per scelta,  naturalmente  produce.

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Nov 29 2011

Ideologia e valori

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Usare in modo disinvolto un linguaggio inappropriato solo per stupire rivela la pochezza culturale di chi farebbe meglio a stare zitto e invece pubblicamente rumoreggia locuzioni senza alcun senso contestuale. Le parole assumono un significato se logicamente collocate all’interno di una valutazione concettuale e consona all’ambito in cui ci si trova, ma in ogni caso non possono essere generiche e riferibili a situazioni diverse al fine di incorrere nella non comprensione da parte di chi ci ascolta.
  Nell’attuale sinistra democratica e riformista si decade nella terribile astrazione espressiva di utilizzare termini come ideologia e valori che alcunché significano se non resi comprensibili nei loro contenuti. 
Ideologia termine profondamente ambiguo e senza voler in alcun modo entrare nell’analisi filosofica possiamo intenderla nel senso più neutro come insieme d’idee, che comunque a qualcosa o a qualcuno devono pur fare riferimento. Se la consideriamo invece come la utilizza la sociologia politica contemporanea, diventa lo strumento fondamentale di manipolazione (e di auto- manipolazione) che le classi politiche usano per illudere se stesse e gli altri. Un mondo illusorio dunque per giustificare in modo elegante il proprio potere. L’imbroglio diventa macroscopico quando si osserva  che  “ Non ci sono più valori “  , mettendo a nudo  il vuoto e la leggerezza del  progetto riformista.   Difficile comprendere quali siano questi valori e per quale motivo siano andati in crisi. Il vispo occhino dei neoguelfi di sacrestia, di cui il Pd per esempio trabocca, allude, ma non dice mai se non ripetutamente sollecitato, quali siano questi benedetti valori.  Non è complicato comprendere che siano rintracciabili nella tradizione religiosa e morale del nostro paese.  La cosa è molto più complessa di quanto possa sembrare, la tradizione plasma il cittadino, lo rende conforme ad una comunità . Obbediente dunque secondo il dogmatismo morale. La morale è una scelta strategica che l’umanità adotta da sempre per conservarsi secondo paradigmi presentati come universali e collettivi eludendo la libertà soggettiva tacciata in significato negativo come relativismo.  Se è vero che non si può vivere senza valori, è altrettanto vero che questi devono essere problematicamente vissuti non imposti da mediocri santoni di parte. La libertà è quanto di più grande a cui individualmente possiamo aspirare , ma se fosse genericamente universale sarebbe pura disperazione. Perseguiamo dunque la responsabilità collettiva, l’unica che può solo generare una società migliore e scacciare i furbastri politicanti come Ido e Ida che pretendono di insegnare a tutti noi i loro ideali e i valori perduti .

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Nov 19 2011

Qualunquismo critico .

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Leggiamo su Repubblica  : “ Il governo di Mario Monti rappresenta una sospensione certamente negativa della democrazia. Così Silvio Berlusconi ha definito il nuovo esecutivo, parlando ai senatori del Pdl a Palazzo Madama. Concetto ribadito anche in serata alla Camera. E rafforzato da invettive contro l’opposizione: Accettiamo una sospensione della democrazia. Subiamo il terrorismo dell’opposizione, della stampa, della stampa straniera. Per questo motivo mi sono dimesso. “ L’olezzo del potere di regime  aleggia ancora sul nostro paese. Non è bastato coprirci di letame  , di ridurci  al lumicino , di subire squallidi cazzeggi da lupanare ,di ascoltare il blasfemo dileggio sulla costituzione democratica  , no era necessario anche esaltare tutto lo squallido vittimismo di chi scoperto a rubare accusa  il magistrato di moralismo strumentale.  Il problema non sono comunque  i rumori scurrili  del berlusconismo agonizzante  , quanto la complicità diretta e indiretta di chi ieri  lo ha salvaguardato   e oggi sfrontatamente festeggia le dimissioni  con pagani festini di massa.
Dove erano le loro eminenze   quando lolite minorenni  “ vezzeggiavano “ con l’orco di potere ?  Dove erano i rappresentanti dell’opposizione quando  l’imbonitore  pinocchio balbettava  strafalcioni da tutti i pori ?  Dove era il padano Reguzzoni quando i suoi compagni di merenda dilapidavano il futuro del nostro paese? Erano tutti in tutt’altre  faccende affaccendati .
Dividere presidenze, enti, banche, salvaguardare  privilegi e vitalizi è fatica , impegna e distrae dai comuni interessi . Qualcuno potrebbe pensare che questa è solo una visione qualunquistica  e che generalizzare non produce nulla , non migliora le condizioni del paese, bisogna saper distinguere tra buoni e cattivi ….Il criticare indiscriminatamente  può darsi che non cambi nulla , che sia solo una nevrotica esternazione , ma senza ombra di dubbio indica un’opinione altamente diffusa .  La sfiducia nella politica non scaturisce da emotività  , ma da un vuoto politico , dall’impossibilità  di identificarsi  in soggetti senza alcuna qualità e non rappresentativi.
Non saranno  purtroppo i bocconiani del neogoverno  a cambiare una classe politica impresentabile  per forma e contenuto, ma  in ogni caso non svegliateli …


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Nov 07 2011

Parole in libera uscita

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Non voglio, a nessun costo che uno scolaro possa accusarmi un giorno di aver contribuito ad appesantire la cupa noia delle sue ore di scuola. Le scuole sono prigioni per giovani.  Io fui rinc­hiuso in una di queste prigioni e non imparai nulla.  Così conservai il mio cervello. In caso contrario sarei stato un imbecille come le persone istruite. ”  Questa  ironica, ma non troppo, riflessione di Bernard Shaw,  induce tuttora  a pensare che lo spirito critico , come volontà di ascoltare per capire, non sia stato mai gradito ad alcun regime.
Il tradizionalismo dogmatico del nostro paese a qualsiasi latitudine diventa un gradevole oppiaceo per un oscurantismo formativo tradizionale, neoguelfo e profondamente acritico.
Non si può andare avanti per idee fisse e deliranti costruite per l’Italia dell’ obbedienza e cieca nel comprendere i cambiamenti evolutivi della dinamica sociale. Nel tempo della globalizzazione si accetta che nella scuola pubblica s’insegni ancora  religione in ottemperanza non di una profonda sensibilità spirituale collettiva  , ma solo per compiacere il potere temporale di chi gestisce un cospicuo pacchetto di possibili voti. Laddove si mercanteggiano i valori religiosi con i privilegi politici non può esistere alcuna speranza di avere un senso civico della società.
La cittadinanza attiva sceglie, genera partecipazione e non viceversa come processo indotto dai depositari di una supposta verità.
La formazione politica, come d’altra parte quella spirituale, viene troppo spesso comparata all’addestramento alla politica, come ricerca puramente strumentale del comunicare con gli elettori. Non si dovrebbe dimenticare che in politica, ci devono essere innanzitutto idee e valori , sorretti da analisi e programmi ben ragionati.
Si inventano alienanti  scuole di  cultura politica o ancor peggio di ideali  non con l’intenzione di  individuare le fondamentali opzioni e sensibilità culturali quanto per plagiare i soldatini di regime. Perfetti analfabeti che affabulano senza dire nulla, specchi luccicanti per attirare le allodole di turno, piazze colme di acclamanti sognatori che si illudono di applaudire un progetto di cambiamento che in realtà non esiste. I dinosauri non hanno età, ci sono giovani e meno giovani  e noi siamo convinti  che oggi il grande nodo problematico e irrisolto sia il disincanto cementificato costruito ad arte dai mercenari della politica.
Da una vera rivoluzione copernicana che bisogna ripartire per ridare fiducia a chi, con idee, analisi e passioni crede che sia possibile sceglierla la vita piuttosto che subirla .

 

 

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Ott 29 2011

Strategia e tattica.

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“La tattica senza strategia è il rumore che precede la sconfitta”.  Le massime di Sun Tzu dopo più di 2000 anni possono ancora indurre alla riflessione se pensiamo che ogni competizione oggi possa benissimo essere intesa come metafora dell’arte della guerra.
Vivere il presente nell’evolversi di situazioni sempre nuove e diverse senza comprendere l’esigenza di una strategia flessibile significa percorrere una strada senza sbocchi.  L’innovazione necessita di una costante sperimentazione come strumento di arricchimento all’interno del progetto strategico, capacità dunque di adattarsi al nuovo.
“Chi comprende i vantaggi legati alle variazioni nella tattica, sa come gestire la propria organizzazione, ma chi non lo capisce appieno, pur possedendo un’ottima conoscenza dell’ambiente in cui agisce, non sarà in grado di trasformare la conoscenza in un’azione vantaggiosa”.
Ebbene il progetto democratico non decolla perché irretito da un tatticismo esasperato che tende più a salvaguardare l’esistente che a mutarlo, che aspira più a conservare privilegi acquisiti che a mettersi realmente in gioco come alternativa al qualunquismo berlusconiano e di quanti lo sostengono.  Si governa con la maggioranza dei consensi oppure alleandosi con altre forze , la strategia è costruire un percorso che permetta tutto questo . Notevoli perplessità lasciano pertanto i tatticismi del Pd che contestualmente trasloca dall’’alleanza con il Terzo Polo all’emergenza democratica , dimenticandosi che senza una vera idea programmatica riformista e alternativa alla destra il tutto appare essere un chiacchiericcio salottiero. La diversità delle “ politiche “ deve emergere con forza nell’ambito delle occasioni e opportunità che si prospettano per un paese al completo sbando .
Tornare a fare politica : ascoltare per proporre , rilanciare quella socializzazione della politica che in altri momenti della storia italiana ha costituito la diversità propositiva della sinistra . Esiste una diversità tra una comunità attiva , che rifugge l’individualismo e persegue la sensibilità collettiva , e coloro che lasciano ad altri il compito di occuparsi della cosa pubblica salvo che starnazzare qualunquisticamente contro la classe politica.
La res pubblica si vive in prima persona assumendosi la responsabilità e il dovere di essere i garanti e controllori della democrazia.

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Ott 16 2011

Dove siamo ?

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vino-del-futuro

In una realtà distinta per bisogni superflui e per necessità illusorie tutto appare essere un gioco virtuale di ombre e apparenze  su cui l’attuale sistema di potere poggia. Se la stessa vita privata non è più un bisogno individuale, ma una proposta per un voyeurismo pubblico  tesa ad attrarre per apparire anche solo per un attimo, allora  pensare che la realtà socio-politica possa essere  qualcosa di diverso è pura fantasia.  Affondiamo in una crisi, senza precedenti nella storia del nostro paese , e mentre possiamo solo sognare di sopravvivere, un avariato sig. Berlusconi, dall’inutile fondotinta e comicamente parruccato, bestemmia spropositate assurdità, indegne anche di una qualsivoglia fattucchiera da strapazzo.  La domanda che il  New York Times si poneva all’inizio dell’anno :  “ Perché lo votano ? “ “ Come è possibile che gli italiani continuino a tollerare una successione di scandali che avrebbero immediatamente fatto vergognare qualsiasi altro leader democratico?” La domanda  rimane sempre senza risposta . Un paese   dunque mancante  di  dignità e appartenenza democratica, dove il ricatto della politica domina per permettere agli amici degli amici di ottenere quanto ad altri per meriti non è permesso. Non dimentichiamoci che questo blasfemo paganesimo governativo trova i suoi archetipi in una parte della balena bianca democristiana e nel disinvolto craxismo; ieri e oggi abbiamo avuto  (troppo spesso) un governo di nani e ballerine.  Siamo l’Italia del precariato, delle donne fuori dal mondo del lavoro, e di quanti vivono in piena povertà , solo una vera e propria rivoluzione copernicana ci può permettere di uscire  dall’attuale crisi.     Il distacco dalla cosa pubblica è in parte figlio di una noncuranza istituzionale, ma innazitutto perché gli interessi quotidiani del singolo distolgono dalla socializzazione dei bisogni e perseguono la risposta a esigenze individuali. In concreto, si tratta di forme parziali di cittadinanza di cui la Lega ne è l’esempio più evidente .  L’acriticità leghista nei confronti del governo non scaturisce da una valutazione di conformità politica, quanto dalla mediocrità bottegaia per la conservazione e la possibile crescita di privilegi. IL federalismo è visto come ritorno economico non come innovazione strutturale e risposta a esigenze di un territorio. E d’altra parte dal deserto culturale della dirigenza leghista non si poteva aspettare altro .
A sinistra Ida e Ido, i soliti dirigenti rappresentativi del Pd sono sempre meno credibili, aggrovigliati nella loro inesistenza e sempre più impegnati all’autoconservazione che alla ricerca del consenso. Gli elettori non sono clienti, ma essere umani con tutte le possibili implicazioni e la politica è la dottrina del possibile, dove entrano in gioco i sentimenti, le attese, la quotidianità, i problemi di ognuno, il lavoro, la salute, i soldi, per intenderci la speranza di avere una vita migliore . I have a dream  era il migliore messaggio che  il Pd  alla sua nascita avesse saputo proporre. La felicità si garantisce cogliendo e seguendo i valori tendenziali dell’attuale società, non proponendo  idiozie post-comuniste o neoguelfe come ideali e valori; valori e ideali  di chi  è la domanda che sorge spontanea. Non si forma il cittadino alla cultura politica secondo paradigmi conservatori di altri tempi  , ma con il creare  occasioni per cui la comprensione e la comunicazione siano adeguate. Certo che l’obiettivo di mercenari da strapazzo, depositari di false verità puntano a una partecipazione indotta, coatta  e come tale ricattabile. Il mondo è un altro oggi , ci si  mette in gioco continuamente , si ascolta le  istanze della società senza chiavi aprioristiche di lettura elitarie. Per questo gli sclerotici funzionari di regime e di potere devono andare Via dalle Palle.
Quelli per enunciazione democratica sono anche peggiori dei berlusconiani e in ogni caso  più pericolosi.

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Ott 01 2011

Melma sino al collo.

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In ogni casa c’è un cesso e tutti lo sanno: renderlo pubblico  come se fosse un bene culturale da ammirare  ci sembra  davvero eccessivo . Questa è l’impressione che abbiamo da tempo nel seguire le vicende politiche del partito di maggioranza relativa a Livorno . Non ha molta importanza se gli attori in scena sono le ombre  di un ente locale  poco visibile  oppure  se  le comparse appartengono  all’entourage squisitamente partitico  , il risultato è sempre lo stesso : non sono un piacevole spettacolo . Tutto questo  “ horribile visu “ , dunque,  dal significato del tutto  impenetrabile  anche  per coloro  che,  oggi pur manifestando un sincero pentimento,   hanno ieri malauguratamente  indicato per ruoli di “ governo “ locale inesistenti soggetti. Se il senso della realtà esiste,allora ci deve essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità  a cui affidarsi. Possibilità che ci spieghino  realmente perché il tessuto produttivo livornese  è retrocesso in quarta divisione. Possibilità che qualcuno si assuma   tutte le responsabilità  dell’attuale disastro di immagine della città .Possibilità di capire i motivi veri per cui il giovane segretario territoriale del PD ha deciso ..di dimettersi, Possibilità che i mercenari di regime affondino nella melma dei loro stessi intrighi . Possibilità ancora tante  tra cui quella   che i democratici livornesi  non siano tutti cloni berlusconiani , insignificanti narcisi  e pertanto decidano  in massa di levare il disturbo. Una classe dirigente fallimentare e sostanzialmente fossilizzata si rottama , non si conserva per il puro piacere masochistico  di quei pochi che amano  pavoneggiarsi  in uno specchio senza immagine.

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